Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Stai leggendo:

L'Abreazione


Abreazióne s. f. [comp. della prep. lat. ab «via da» e reazione]. – In psicanalisi, liberazione da inibizioni inconsce di cariche emotive connesse a un trauma, ottenuta in corso di psicoterapia (ipnotica, psicanalitica, psicolitica) mediante la reviviscenza, opportunamente indotta, dell’esperienza sofferta e relegata nel subcosciente. (Enciclopedia Treccani)


Il primo psicoanalista ad aver utilizzato nella sua cura il metodo dell’abreazione è Joseph Breuer attraverso l’utilizzo dell’ipnosi. Nello stato ipnoide il soggetto rivive la situazione ben oltre il semplice il richiamo immaginativo del ricordo, poiché libera anche l’emozione legata a questo trovandosi completamente immerso nell’esperienza passata.

Il termine abreazione viene utilizzato per la prima volta da Freud e fa riferimento alla gamma di riflessi volontari e involontari, con i quali l’affettività si scarica. Secondo Freud e Breuer solitamente a tale reazione segue l’attenuazione dell’emozione legata all’evento. Nella storia della psicologia resta come pietra miliare sull’argomento il celeberrimo saggio che Freud e Breuer scrissero a quattro mani Studi sull’Isteria (1895), base della teoria della psicoanalisi freudiana.

L’obiettivo terapeutico cui tendeva l’abreazione era la scomparsa sia dell’emozione correlata all’evento traumatico e a suo tempo repressa, sia del sintomo causato dalla rimozione. Oggi molte tecniche psicoterapeutiche hanno ancora la finalità di raggiungere questo tipo di reazione da parte del paziente ritenendo, però, che all’abreazione corrisponda l’integrazione dell’emozione e dell’evento: infatti, spesso il ricordo anche dettagliato è completamente distaccato dall’emozione ed eventi anche molto gravi vengono ricordati con apparente indifferenza; oppure il soggetto prova reazioni emotive molto forti in alcune circostanze del presente pur non ricordando chiaramente quale origine nella propria biografia abbiano tali emozioni. L’abreazione permetterebbe di rivivere il ricordo riagganciato all’emozione ed in tal modo il soggetto può uscire dalla prigione del passato per rivedere l’evento con occhio adulto e, potendo dare un nuovo significato all’accaduto, riuscire ad inserirlo nella propria storia senza esserne più spaventato o disturbato. Come già sostenuto da Freud e Breuer, in alcuni casi è difficile mettere in atto l’abreazione: in particolare, questo avviene nei casi in cui la persona abbia subito traumi psichici di particolare gravità e non riesca a parlare dell’evento o a connettersi con l’emozione ad esso correlata. Il rapporto di fiducia con il proprio terapeuta, fondato su una solida lealtà da parte di entrambi, è una delle condizioni migliori per oltrepassare questi difficili momenti di stallo.

LA CATARSI

Il termine catarsi deriva dal greco kàtharsis, “purificazione”, ed indica la liberazione dell'individuo da una contaminazione, che danneggia o corrompe la natura dell'uomo. Fin dall’antichità i grandi filosofi hanno utilizzato questo termine proprio in senso mistico e religioso: si ricordano in particolare Pitagora il quale parlava di purificazione dell’anima attraverso la catarsi ed il suo allievo Platone che credeva nella trasmigrazione dell’anima in accordo con il suo maestro; ma anche il grande Aristotele (inizialmente allievo di Platone) affronta ail tema della catarsi, sebbene la sua interpretazione della parola si avvicinasse di più al senso moderno della psicologia clinica: questo filosofo, infatti, utilizza il termine catarsi nella Poetica, in particolare illustrando le motivazioni che spingono l’uomo ad amare la tragedia. Secondo Aristotele, assistendo a questo genere teatrale il fatto stesso di vivere l’angoscia dell’evento catastrofico insieme all’attore che recita sul palco, provocherebbe, in seguito alla risoluzione della storia, un senso di sollievo benefico per l’animo umano.

Molto tempo dopo, sul finire del XIX secolo, in psicologia, il metodo catartico fu sviluppato da Freud e Breuer nella già citata opera Studi sull’Isteria, in cui veniva esaminato il caso di Berta Pappenheim, il cui pseudonimo era Anna O. Anna viene presentata come una ragazza con spiccate doti artistiche, poetiche e creative. Era molto distante dalla sfera sessuale, poiché non aveva mai provato amore, se non il forte affetto che nutriva verso il padre. Dopo la morte di quest’ultimo, Anna iniziò a soffrire di gravi episodi bipolari, in cui momenti caratterizzati da estrema euforia e iperattività si alternavano a momenti di profonda tristezza, spesso accompagnati da sintomi fisici, come lo svenimento o gli spasmi muscolari.

Anna fu la prima paziente ad essere sottoposta da Breuer al metodo catartico e fu lei stessa, divenuta in seguito sociologa, a parlare di talking cure, cura attraverso la parola. Tale metodo venne anche definito, sempre da Anna, chimney sweep (“spazzacamino”), alludendo all’effetto di una pulizia e liberazione della psiche dalla sporcizia che la bloccava.

Oggi la psicotraumatologia, l’ambito della psicoterapia che si occupa delle profonde ferite dell’anima accadute nella vita delle persone, ha fatto tesoro degli studi di questi pionieri della sofferenza umana: Breuer, Freud e Janet e continua la ricerca per trovare soluzioni sempre più adeguate nel dare sollievo al dolore dell’anima. Fra le più recenti, di comprovata efficacia in seguito ai numerosi studi che ne hanno dimostrato la validità, c’è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), tecnica consigliata in particolare per il PTSD (Disturbo Post.Traumatico da Stress) anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.


BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association (2000), Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, Washinton DC. Tr. it. Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5), Masson Ed., Milano, 2013

  • Breuer J., Freud S. (1886-1895), Studi sull’Isteria e altri scritti, in Opere, vol. I, Boringhieri, Milano 1989

  • Freud S. (1869), Etiologia dell’Isteria, in Opere, vol. II, Boringhieri, Milano 1968

  • Giannantonio M. (2009), Psicotraumatologia: Fonfamenti e strumenti operativi, Centro Scientifico Editore, Torino

  • Janet P. (1889), L’automatisme psichologique, L’Harmattan, Paris 2005

  • National Institute for Clinical Excellence (2005), Post-traumatic stress disorder (PTSD). The management of PTSD in adults and children in primary and secondary care. Clinical Guideline 26

  • World Healt Organization (WHO, 1992) The ICD 10 classification of mental and behavioural disoders. Clinical descriptions and diagnostic guidelines. WHO, Ginevra. Tr. it. ICD 10 Decima revisione della classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali, D. Kemali, M. Maj, F. Capatano, S. Labrace, L. Magliano (a cura di), Masson, Milano, 1993

  • Shapiro F. (1989), Efficacy of the eye movement desensitization procedure in treatment of traumatic memories. Journal of Traumatic Stress, 2, 199-223


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia
in collaborazione con
Marianna Mango (15 anni)

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

declino responsabilità | privacy policy | cookies policy | codice deontologico

Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

AVVISO: Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi o di automedicazione. I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.

©2017 Tutti i testi presenti su questo sito sono di proprietà della Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
© 2017. «powered by Psicologi Italia». E' severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.
www.psicologi-italia.it