Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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Accettazione o Rassegnazione?

Alcune volte la vita appare dura e severa e non ci permette una seconda chance: da certe situazioni non si può tornare indietro e dobbiamo imparare a conviverci. Un lutto, per esempio, o l’abbandono da parte della persona amata, una trasformazione definitiva del nostro corpo o una malattia in famiglia … Tutte queste situazioni, e molte altre, ci costringono a svoltare bruscamente lungo la strada che portava al raggiungimento delle nostre mete e non perché l’abbiamo scelto, ma perché siamo stati obbligati dai casi della vita. Dobbiamo cambiare obiettivo forzatamente.

In più molto spesso queste deviazioni piombano nella nostra esistenza all’improvviso, lasciandoci sconcertati e confusi … La strada per riuscire a riconquistare la serenità perduta non è né breve né semplice, ma dallo stato di prostrazione in cui siamo stati scaraventati contro la nostra volontà bisogna comunque uscire cercando di dare un nuovo significato alla propria esistenza: questo ci permetterà incredibilmente di ritrovare una nuova serenità, diversa da quella precedente, perché è cambiata la meta che ci garantiva la felicità, ma non minore, qualcosa che è sentito ad un livello più profondo proprio perché fondato sulla consapevolezza della fugacità di tutte le emozioni, una consapevolezza che spesso nelle situazioni quotidiane ci manca. L’accettazione spesso viene confusa con la rassegnazione, ma in realtà si tratta di due stati mentali profondamente diversi: la rassegnazione si mostra come un atteggiamento passivo, dove la persona si sente del tutto impotente di fronte all’accaduto, sente di non poter reagire in nessuna maniera e di doverlo subire.

Naturalmente l’emozione che reca con sé non può essere altro che la disperazione, mentre il soggetto guarda immobile lo scorrere della propria vita ripetendosi che “non può farci niente”. L’accettazione è del tutto diversa: dopo aver riconosciuto l’ineluttabilità di ciò che è accaduto alla propria esistenza, essa implica un atteggiamento più attivo, di ricerca di nuove mete, nuovi modi per continuare comunque a trovare un senso ai giorni che verranno; la persona sente che gli obiettivi si possono cambiare e trovando nuove strategie per raggiungerli potrà, nonostante tutto, essere ancora felice, compiere ancora conquiste. L’emozione che si accompagna all’accettazione, quindi, non è la tristezza, ma una calma serenità che aiuta a non nascondersi le enormi difficoltà presenti ma ad identificare nuovi ambiti di azione che restituiscano il piacere della vita.

Ma come arrivare a questa accettazione a volte persino gioiosa di una vita completamente diversa da come l’avevamo prospettata? Potrebbe sembrare contraddittorio rispetto a quanto è stato detto, ma il primo passo è proprio il riconoscimento del dramma che è accaduto: la capacità di reagire, infatti, è molto diversa dalla negazione. Continuare a dirci che va tutto bene e che abbiamo “superato” l’evento senza esserci soffermati neanche un attimo a rifletterci su, non farà altro che riproporci i nostri limiti in maniera più drammatica fra un po’ di tempo: potremmo allora incorrere in una depressione o attacchi d’ansia o problemi psico-somatici, tutti disturbi che implicano gravi difficoltà per la persona che ne soffre. Riconoscere ciò che è successo e che l’evento cambierà la nostra vita, ci provocherà prima di tutto paura, sconcerto, timore di come cambieranno le cose … vivremo innanzitutto una reazione di allarme e di confusione che ci trasporterà alla seconda fase, quella della rabbia: una rabbia naturale, perché siamo stati colpiti da una terribile ingiustizia che non pensiamo di meritare; in alcuni casi potremmo arrabbiarci anche per la ricaduta di questo fatto sulle vite delle persone che amiamo.

Il passo decisivo verso l’accettazione è quello che ci porta, finalmente a riconoscere la nostra tristezza, il nostro dolore e piangere raccontando ad un diario o a una persona che amiamo o ad uno psicologo ciò che proviamo; una fase sana perché implica una presa di coscienza del problema che è la premessa per il suo superamento: la conquista dell’accettazione, intesa come momento in cui smettiamo di guardare al “prima” e riusciamo di nuovo a guardare avanti, a ricostruire la nostra nuova vita, a progettare il nostro futuro in maniera del tutto diversa da come l’avevamo programmato ma ugualmente gratificante e ricco di significato.     


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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