Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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Adolescenza: quale presa in carico?

La situazione di emergenza sanitaria e educativa in relazione ai giovani, emerge da una serie di problematiche, quali ad esempio i giovani non in grado di superare le normali fasi evolutive dell'adolescenza, fenomeni di abbandono scolastico, comportamenti antisociali sempre più preoccupanti, l'uso di droghe, il numero di suicidi in aumento e condizioni di sofferenza neuropsichica. In effetti il numero di adolescenti con patologia psichiatrica è in continuo aumento.

La ragione più comune di invio di bambini e adolescenti presso i servizi di salute mentale sono i disturbi esternalizzati, nel sesso maschile Disturbo da comportamento dirompente, Disturbo della condotta, Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e Disturbo misto della condotta e della sfera emozionale, mentre nelle femmine emerge una maggior prevalenza di disturbi d'ansia, dell'umore e Disturbo del comportamento alimentare (DCA). In entrambi i sessi, il fenomeno della comorbilità, ossia la presenza di due disturbi contemporaneamente, amplifica gli effetti patogeni delle singole entità.

In alcuni casi particolarmente a rischio, anche se in bassa percentuale, può esserci richiesta di ricovero ospedaliero con carattere di urgenza/emergenza: tali sono le situazioni di condotte auto/eteroaggressive, agitazione psicomotoria, tentativi di suicidio, grave ritiro sociale, sintomi psicotici deliranti e pervasivi e acute somatizzazioni.

La fase adolescenziale si caratterizza per una molteplicità di cambiamenti  e nuovi bisogni:

CAMBIAMENTI:

  • disinvestimento dei legami infantili: il progressivo allontanamento dal “nido” familiare e l’esplorazione di nuove situazioni, è una fase altamente stressante per il ragazzo in questa fascia d’età;
  • la pubertà e la conseguente trasformazione corporea;
  • il controllo degli agiti: a causa dello sviluppo ancora immaturo della corteccia prefrontale, connessa con le attività di pianificazione, l’adolescente ha maggiori difficoltà nella gestione dell’impulsività;
  • il problema identitario;
  • il ruolo dell'ambiente

NUOVI BISOGNI:

  • bisogno di sfidare
  • bisogno di sentirsi reali: questo tipo di bisogno si esprime attraverso la necessità dell’adolescente di sentire che la propria presenza è vista, ascoltata, presa in considerazione
  • incapacità ad accettare e le soluzioni di compromesso

Naturalmente, a causa della perdita delle antiche certezze e la ricerca di nuove, l'equilibrio psichico precedentemente raggiunto diventa provvisorio.

Centrale in adolescenza è l'immatura capacità di giudizio e valutazione delle conseguenze delle proprie azioni che può comportare la messa in atto di comportamenti impulsivi, innalzando il rischio di mortalità; questo dipende dal ruolo della corteccia prefrontale, una delle principali stazioni dei circuiti neurali implicati nei processi decisionali, che in adolescenza va incontro a profonde modificazioni in termini sia di numero di connessioni sia di mielinizzazione. L'inizio dell'adolescenza, come la nascita, costituisce un periodo di “sinaptogenesi”, cioè comporta un aumento della sostanza grigia del cervello; successivamente, in momenti diversi a seconda dell' area corticale, si ha il fenomeno di pruning (sfoltimento delle sinapsi con sopravvivenza di quelle più utilizzate). Lo sviluppo cerebrale continua anche in età adulta anche se con modalità meno impetuose: infatti, nel lobo frontale, la ridefinizione dei circuiti cerebrali attraverso la perdita di materia grigia continua anche intorno ai 20-30 anni e la corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra è l'ultima area corticale a raggiungere lo spessore definitivo.

Per comprendere le ragioni della psicopatologia in età adolescenziale, negli ultimi vent'anni si è delineato il modello della Developmental Psychopathology che privilegia il concetto di “multifattorialità”, cioè l’intreccio tra fattori di rischio e fattori protettivi rintracciabili in diversi ambiti personali e sociali. In questa cornice, un aspetto centrale è la dimensione evolutiva della persona. Infatti nella costante interazione tra individuo e ambiente, fatta di adattamenti e difficoltà, l'individuo tenta attivamente di trovare strategie di riorganizzazione utili nel fronteggiare l'impatto di eventuali danni/disturbi che in adolescenza, a differenza dell'età adulta, mancano dell'elemento di prevedibilità/stabilità. Il ragazzo, in ogni fase dello sviluppo, si trova di fronte a compiti adattivi: se fallisce nella negoziazione di questi compiti evolutivi rischia di cadere nella psicopatologia (condizione di disadattamento). A tal proposito è essenziale la conoscenza dei suoi fattori di vulnerabilità (corredo genetico, caratteristiche temperamentali, traumi) e protettivi (punti di forza, resilienza, cioè la capacità di reagire positivamente ai fallimenti della vita) i quali hanno un ruolo nell'indirizzare lo sviluppo dell'adolescente verso percorsi adattivi piuttosto che verso traiettorie patologiche.

Quindi il comportamento è il prodotto dell'influenza genetica/ambientale e della storia adattiva individuale. Il concetto di vulnerabilità si riferisce alle caratteristiche interne e ambientali come meccanismi causali di disturbi nel bambino e nell'adolescente. Il disadattamento conseguente se originato da vulnerabilità biologica risulta difficilmente modificabile; per la vulnerabilità ambientale (per esempio i traumi), invece, c’è la possibilità di intervenire e risolvere la difficoltà del giovane attraverso la psicoterapia.


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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