Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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L’ansia nei bambini

Molto spesso i nostri bambini lamentano certi malesseri che, nonostante le cure prescritte dai medici, non passano. Così inizia una lunga trafila di visite specialistiche, sempre opportune quando un bambino ha una sofferenza fisica, che spesso durano anni e al termine delle quali alcune volte ci viene detto che il dolore è di origine psicologica: ansia. Qualche volta questa notizia viene sottovalutata ed il bambino continua a tenersi il suo disagio perché : ”L’ha detto anche il dottore che non hai niente che non va”. In realtà il dottore non ha detto proprio così: ha detto che la sofferenza del bambino non è di quel tipo che si cura con le medicine … Altre volte si verifica l’eccesso opposto: la famiglia va in allarme perché scopre che il bambino ha delle preoccupazioni (chissà dove avrà imparato a preoccuparsi, verrebbe da domandarsi …). In entrambi i casi la reale difficoltà del bambino non viene affrontata adeguatamente: nella prima tipologia, infatti, l’ansia viene vista come “debolezza” da superare nel più breve tempo possibile; questo atteggiamento confonde ancora di più il ragazzo, spingendolo a rifiutare un’emotività che crede di dover estirpare dal proprio carattere; nel secondo caso l’eccessiva preoccupazione dei genitori agita maggiormente il figlio che pensa che l’ansia sia qualcosa di preoccupante e spesso si crea dei sensi di colpa verso le persone che si prendono cura di lui.

La prima domanda che dobbiamo porci è: che cos’è l’ansia? L’ansia è un’emozione simile alla paura che desta preoccupazione per un evento percepito come possibile e fortemente negativo. Mentre la paura insorge di fronte ad un reale pericolo, l’ansia insorge di fronte ad una minaccia. L’ansia, essendo una manifestazione naturale dell’uomo, non ha niente di particolarmente negativo: anzi, come tutte le emozioni, anche questa è in molti casi utile al nostro funzionamento. Essa, infatti, se si mantiene entro una certa soglia, ci aiuta a fare previsioni, a pianificare strategie, a concentrarci, ad essere più attenti e ad avere reazioni più rapide. Se è eccesiva, però, può avere una grave ricaduta sulla nostra vita attraverso i nostri comportamenti: può bloccarci durante una riunione; spaventarci al punto di non riuscire più ad uscire di casa, a guidare, ad allontanarci dai nostri spazi abituali … Quando l’ansia raggiunge queste dimensioni o comunque non ci permette di vivere serenamente le occasioni piacevoli della vita, allora possiamo dire che ha superato la soglia di tolleranza. Negli adulti di solito la risposta più comune a questa emozione è un pensare continuo, un rimuginio sempre sulle stesse difficoltà senza approdare ad alcuna risposta. Nei bambini, invece, si presenta spesso sotto forma di rabbia, crisi di pianto o malesseri fisici (mal di pancia, vomito, psoriasi, inappetenza o appetito eccessivo).

A questo punto, escluse le cause organiche, sarebbe importante insegnare al bambino prima di tutto a riconoscere l’ansia, associando i momenti in cui sta male agli aventi immediatamente precedenti o futuri: il bambino deve fare una presentazione in pubblico? Deve affrontare una gara? Una verifica? Ha qualche problema con qualche compagno, insegnante, allenatore? Notiamo quando il bambino si sente male e cerchiamo insieme a lui gli eventi che lo preoccupano. Dopodichè sarà importante fargli notare come i suoi dolori potrebbero essere forme di preoccupazione proprio per l’evento che teme. E’ importante, però, distinguere fra l’evento e la reazione: spesso, infatti, pensiamo che un evento sia causa della nostra emozione. In realtà lo stesso evento può essere vissuto con emozioni diverse: per esempio se noto una persona che mi guarda posso interpretare questo sguardo come una forma di approvazione e quindi sentirmi soddisfatto; oppure posso interpretarlo come minaccioso e allora ne avrò paura. In entrambi i casi la situazione è la stessa, ciò che cambia è il pensiero che nel primo caso sarà qualcosa tipo: “Starà sicuramente notando la mia bellissima giacca”; mentre nel secondo potrebbe essere: “Ce l’ha con me, forse gli ho fatto qualcosa e non me ne ricordo!”. Come si vede da questo esempio è solo il pensiero, cioè il significato che do a ciò che accade, che genera l’emozione, non la situazione in sé. Quando il bambino capisce come può influenzare la propria ansia attraverso i pensieri, potrà iniziare ad “allenarsi” nel riconoscimento di quei pensieri che gli generano questa emozione in maniera eccessiva e provare a formare dei nuovi pensieri più tranquillizzanti. Per esempio, di fronte ad un compagno che lo guarda al posto di pensare “Ho qualcosa che non va …” potrebbe provare a pensare: “Forse gli sono simpatico e mi vuole conoscere …”. Piano piano, proprio come uno scienziato, il bambino dovrebbe provare a “falsificare” le proprie paure affrontando proprio le situazioni che teme. Nel caso di un bambino ansioso perché deve fare un’esposizione in classe e teme per la riuscita del compito, per esempio, i passaggi sarebbero questi;

  1. Riconoscere il pensiero automatico: “Andrà tutto male e mi bloccherò”
  2. Formulare un pensiero alternativo: “Ho studiato perciò saprò ripetere quello che so. Se dovessi avere delle difficoltà non c’è niente di male, mi farò aiutare dalla maestra.”
  3. Procedere con lo svolgimento del compito per falsificare la paura di combinare un disastro

La ripetizione di questi passi di fronte alle situazioni che procurano ansia, dovrebbe lentamente portare il bambino a sentirsi sempre più sicuro. Naturalmente questi passi dovrebbero essere pianificati in maniera strategica da uno specialista il quale possiede gli strumenti e le competenze adatti a svolgere questo compito. Comunque, iniziare a spiegare al proprio figlio che cos’è l’ansia, il fatto che sia un’emozione naturale che viviamo tutti e non in forma necessariamente negativa, potrebbe essere un buon punto di partenza. Sarebbe importante che il bambino ansioso riuscisse a conoscere questa sua emozione e saperla gestire per poter vivere anche in futuro in maniera piena e soddisfacente senza doverla temere o evitando situazioni che crede di non riuscire a tollerare.


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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