Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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Il Bullismo

Menesini, studiosa di questo fenomeno con lunga esperienza, definisce questo comportamento come un insieme di azioni aggressive o comportamenti di manipolazione sociale tipici di gruppi di pari (spesso si manifestano a scuola), perpetrati in modo intenzionale e sistematico da una o più persone a danno di altre.

Si tratta, quindi, di un fenomeno di sopraffazione, in cui non c’è reciprocità nello scherzo e c’è sempre una vittima che subisce.

Si può manifestare con modalità dirette, per esempio comportamenti aggressivi di tipo fisico (colpi e pugni) o verbale (minacce e offese); o indirette: in questo caso si tratta di un’aggressività più sottile, come l’esclusione dal gruppo o la diffusione di calunnie (più comune fra il genere femminile).

È un fenomeno che si può manifestare ad ogni età ma studi in ambienti scolastici hanno rivelato una minore incidenza man mano che aumenta il livello di età degli alunni. Una volta raggiunta la maggiore età, non si parla più di bullismo ma di atti delinquenziali.

Esistono 3 tipologie di BULLO:

  • BULLO DOMINANTE: è più forte fisicamente o psicologicamente rispetto ai compagni, ha un’alta autostima, non conosce la frustrazione ed ha un atteggiamento favorevole verso la violenza. Spesso si tratta di soggetti iperprotetti dalle famiglie le quali giustificano minimizzando i comportamenti dei ragazzi o reagiscono attuando a loro volta atteggiamenti aggressivi in casa.
  • BULLO GREGARIO: si tratta spesso di un ragazzo poco popolare nel gruppo, insicuro, si fa trascinare nel ruolo di aiutante del bullo per affermarsi ed in questo modo essere accettato; ammira la falsa sicurezza del bullo e vorrebbe assomigliare a lui.
  • BULLO VITTIMA: è un bambino fragile, irritabile, con difficoltà di controllo delle emozioni; queste difficoltà lo spingono a rispondere in modo provocatorio agli attacchi dei compagni.

Esistono 2 tipologie della VITTIMA:

  • VITTIMA PASSIVA: è un soggetto passivo, non provocatorio, calmo, sensibile e contrario all’uso della violenza
  • VITTIMA PROVOCATRICE: è simile al tipo “bullo vittima” ma, a differenza di quest’ultimo, non usa la violenza. Ha un comportamento iperattivo e irritante.

Uno degli aspetti fortemente preoccupanti del bullismo è il suo fondarsi su una cultura di violenza e sopraffazione che si diffonde rapidamente fra i giovani. Inoltre questo comportamento rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di problematiche future sia per il bullo sia per la vittima. I giovani, infatti, non hanno ancora il senso di identità formato, perciò se il metro del proprio valore è la forza, il bullo, pur essendo in quel momento il più forte, troverà prima o poi qualcuno più forte di lui che farà crollare il suo senso di identità personale. Per quanto riguarda la vittima, invece, ciò che egli vive continuamente come schema di inferiorità rischia di diventare una convinzione permanente che lo condizionerà nel futuro.

Inoltre, tali comportamenti diventano fattori di rischio perché tendono a radicalizzarsi col tempo e a costituire ruoli più rigidi provocando conseguenze a breve e lungo termine: nel bullo, a breve termine, aumentano i comportamenti delinquenziali; a lungo termine nel 60% dei casi portano a comportamenti antisociali. Nella vittima, a breve termine, si sviluppano atteggiamenti di rifiuto verso l’attività scolastica, segni di ansia e di angoscia; a lungo termine, comportamenti autodistruttivi, e depressioni anche molto gravi.

Le ricerche in ambiente italiano sono iniziate già a partire dagli anni ’90:

  • Genta e collaboratori hanno riscontrato alte percentuali fra gli alunni che dichiarano di avere subito prepotenze: 42% nelle scuole elementari e 28% nelle scuole medie; mentre la percentuale di alunni che dichiara di commettere prepotenze è del 20% nelle elementari e del 16% nelle medie.
  • Fonzi e collaboratori denunciano prepotenze subite con dati analoghi.

Esistono dei rimedi per contenere il bullismo, due tra i quali risultano più efficienti:

  1. Potenziare le competenze emotive, sociali e relazionali a scuola:
    Attraverso incontri dello psicologo con genitori, insegnanti e alunni in cui trattare principalmente il tema dell’educazione ai sentimenti: favorire il riconoscimento, la verbalizzazione e la condivisione delle emozioni, capacità in cui spesso il bullo è carente. Le tecniche generalmente più utilizzate in questo contesto sono le seguenti:
    • Role-playing: scambio di ruoli per decentrare il punto di vista e comprendere la motivazione dell’altro
    • Lavoro cooperativo in classe: per modificare il clima e la qualità delle relazioni nella classe
    • Problem-solving: permette di essere consapevoli del problema e di controllare le modalità di analisi e risoluzione
    • Circoli di qualità: gruppi che si riuniscono regolarmente per trovare la soluzione a situazioni problematiche.
  2. Modelli di supporto tra pari:
    spesso i giovani non ricorrono agli adulti per risolvere il loro problema perché gli schemi distorti che circolano nel gruppo li fanno sentire deboli e per questo spesso sentono di meritarsi tali comportamenti aggressivi (pensano che dovrebbero essere capaci di reagire da soli). Il metodo del supporto tra pari spinge i compagni stessi ad aiutare gli altri compagni. Il modello più diffuso di supporto tra pari è il seguente:
    • Operatore amico: attivazione in classe di un gruppo di compagni formati nell’individuazione ed intervento appropriato al verificarsi di dinamiche di bullismo


BIBLIOGRAFIA

  • E. Menesini, A. Nocentini, E. Palladino, Prevenire e contrastare il bullismo e il cyberbullismo, Il Mulino, 2017

  • A. Fonzi, Il bullismo in Italia, Giunti, 1997

  • M. L. Genta, Bullismo e ciberbullismo. Comprenderli per combatterli. Strategie operative per psicologi, educatori ed insegnanti, Franco Angeli, 2017


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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