Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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I modelli dell’insonnia

L’insonnia primaria è definita come quel disturbo che non dipende da altre condizioni mediche o psichiatriche o dall’uso di sostanze o di farmaci (ICSD-2). Essa, inoltre, può essere ad insorgenza acuta o cronica. La prima è solitamente legata ad un evento stressante che genera preoccupazione nel soggetto ed un’attivazione emotiva, cognitiva e fisiologica più intensa rispetto al solito, tale che può interferire con il suo sonno per un certo periodo di tempo. In questo tipo di insonnia con la risoluzione dell’evento ci si aspetta che il sonno ritorni regolare. Purtroppo, però, non sempre è così e diversi tipi di fattori possono intervenire a trasformare l’insonnia acuta in cronica.

Il modello più ampiamente accettato è quello proposto da Spielman e collaboratori a metà degli anni Ottanta, il Modello delle 3 P (Spielman, 1986): 1) fattori Predisponenti; 2) fattori Precipitanti; 3) fattori Perpetuanti.

Secondo questo modello, alcuni soggetti, per diverse ragioni ereditarie e ambientali, sarebbero più vulnerabili rispetto all’insonnia e questo costituirebbe una predisposizione. Nelle persone predisposte all’insonnia, lo stile di elaborazione degli eventi è incentrato sul rimuginio, ossia una riflessione incessante sugli eventi potenzialmente problematici, con la finalità di poter prevedere e risolvere in anticipo qualsiasi eventualità.

I fattori precipitanti sono rappresentati da qualsiasi situazione che venga vissuta come stressante: circostanze profondamente dolorose, come un lutto o una separazione, oppure portatrici d’ansia, come problemi economici o relazionali. Questi eventi, che possono accadere nella vita di qualsiasi persona, possono in molti casi generare un’insonnia acuta, cioè legata a ciò che è improvvisamente accaduto, ma con la nuova organizzazione che generalmente segue a questi imprevisti, dovrebbe essere superata anche l’insonnia. In alcuni soggetti, però, la riflessione sull’evento occupa l’intera giornata e mantiene l’attivazione anche nelle ore notturne, allungando il periodo di attesa dal momento in cui vanno a dormire al momento in cui prendono sonno o provocando diversi risvegli notturni, tanto che il sonno non risulta ristoratore.

Spesso, però, in seguito ad un periodo di insonnia, la persona che non riesce a dormire bene comincia a preoccuparsi e ad attuare condotte compensatorie disfunzionali che mantengono il disturbo trasformandolo da insonnia acuta in insonnia cronica. Queste persone possono ricorrere a vari tipi di comportamenti, come, per esempio, l’uso di farmaci ipno-inducenti che se non utilizzati correttamente secondo le indicazioni del medico, in alcuni casi possono portare alla dipendenza. Altre persone fanno sonnellini eccessivamente prolungati durante il giorno, provocando un’irregolarità del ciclo sonno-veglia che complica ulteriormente la difficoltà notturna. Anche il significato attribuito al periodo di insonnia può rendere difficoltoso l’addormentamento sereno: preoccuparsi eccessivamente per la fatica a prendere sonno o per l’esito delle prestazioni del giorno successivo non aiuta a dormire ed aggrava il problema aggiungendo contenuti ansiogeni ai fattori che inizialmente erano la causa di un’insonnia destinata a durare per un breve periodo.

Per superare l’insonnia gli psicologi possono essere molto utili: facendo riferimento al modello delle 3 P, infatti, lo psicologo può intervenire con modalità diverse a seconda del punto in cui si trova il paziente: se si trova ad affrontare un problema che gli si è presentato in maniera improvvisa, insieme potranno cercare di dare un significato all’evento per accettarlo o reagire in modo da poterlo superare prima di incorrere nello sviluppo dell’insonnia cronica. Se invece il soggetto ha già messo in atto delle condotte disfunzionali, il fulcro del trattamento si rivolgerà proprio a tali tipi di comportamenti che mantengono e cronicizzano il disturbo: in questo caso, la terapia cognitivo-comportamentale dispone di molte tecniche per la gestione dell’insonnia, un problema che può diventare invasivo nella vita dell’individuo ma può essere risolto attraverso l’aiuto di uno specialista.


BIBLIOGRAFIA

  • ASDA – American Sleep Disorders Association, International Classification of Sleep Disorders (ICSD)-2, 2005
  • Devoto A., Violani C., Curare l’insonnia senza farmaci, Carocci editore, 2009
  • Spielman A. J., Assessment of insomnia, Clinical Psychology Reviews, 6, 11-25, 1986

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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