Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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Disturbi generalizzati dello sviluppo

Il sistema a cui si fa riferimento nella classificazione di questi disturbi in Europa è l’International Classification of Diseas, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della sanità (ICD-10, 1993).
Negli Stati Uniti, invece, si utilizza il Developmental and Statistical Manual of Mental Disorders, pubblicato dall’American Psychiatric Association ed oggi arrivato alla sua V edizione (DSM-V, 2013). Fino all’edizione precedente (DSM-IV TR, 2000) i due testi avevano molte caratteristiche in comune, ma con la pubblicazione dell’ultima edizione del DSM, si discostano più marcatamente per quanto riguarda i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo.

Infatti nel DSM-IV si parlava di Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, categoria che comprendeva:

  • Disturbo Autistico;
  • Disturbo di Asperger;
  • Sindrome di Rett;
  • Disturbo Disintegrativo dell’infanzia;
  • Disturbo Generale dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato.

Oggi, invece, la diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico è diventata unica e gli altri sottotipi sono stati eliminati. L’ICD-10, invece, mantiene le precedenti distinzioni del DSM IV sotto il nome Sindrome di Alterazione Globale dello Sviluppo Psicologico. L'ICD 10 è il manuale utilizzato nella diagnosi all'interno dei Servizi per la Neuropsichiatria Infantile in Italia.

Il termine “autismo” è stato introdotto da Bleuler, riprendendolo dalla schizofrenia, il quale voleva sottolineare il modo di pensare autocentrato dei soggetti affetti da questa sindrome.
Kanner, nel 1943, identificò tra i suoi pazienti 11 bambini con disturbi del contatto affettivo, che lui descrisse con questa serie di sintomi:

  • assenza di relazioni;
  • deficit nella comunicazione;
  • opposizione ai cambiamenti e ripetitività;
  • esistenza di isole intatte di capacità

Erano bambini sprovvisti delle competenze relazionali e affettive che sono fornite biologicamente; L’autismo, quindi, si presenta come un disturbo congenito di metabolizzazione psicologica del mondo sociale.
Nel 1944, Asperger, descrisse 4 bambini con una diversa psicopatia autistica:

  • difficoltà di empatia;
  • gravi difficoltà sociali;
  • discrepanza tra capacità linguistiche, cognitive e sociali.

Importanti contributi nella comprensione di questa malattia sono stati dati dalle neuroscienze, con la scoperta dei neuroni specchio (mirror): questi si trovano nella corteccia prefrontale e si attivano quando viene osservato il movimento; essi, quindi, sono fondamentali per apprendere delle funzioni e sono i responsabili dell’empatia. L’attivazione atipica dei neuroni specchio nei soggetti autistici spiegherebbe in parte le loro difficoltà relazionali.

A livello epidemiologico rispetto a 30 anni fa i casi di autismo si sono rivelati 4/5 volte più frequenti. Il problema, nei bambini molto piccoli, è effettuare una buona diagnosi differenziale, infatti sotto i 24 mesi, si parla di Disturbo dello Sviluppo. La prevalenza tra maschi e femmine è 4:1, con il 30% dei casi di epilessia in comorbidità; nel 75% dei casi, si ha ritardo mentale, con una significativa eterogeneità clinica.

Oggi il DSM-V (APA, 2013) fa riferimento al concetto diSpettro”: con questo termine si intende un continuum che va da un grave ritiro, ritardo del linguaggio, comportamenti autolesionisti e ripetitivi fino alla sindrome di Asperger, una forma di autismo meno grave, con linguaggio fluente e intelligenza nella norma ma importanti disabilità sociali.

Autismo Tipico: è caratterizzato dalla compromissione delle funzioni cognitive, ritardo mentale, compromissione delle funzioni comunicative e interattive; spesso è presente il ritardo del linguaggio, prognostico se grave entro i 5 anni.
Sindrome di Asperger: il criterio fondamentale per la diagnosi differenziale è la mancata presenza di un ritardo del linguaggio a livello anamnestico.

L’Autismo è considerato uno dei più gravi disturbi nosografici infantili. Lo sforzo della comunità scientifica è capire perché questi bambini funzionino così. Si cerca di collegare i disturbi dello sviluppo con le funzioni, di individuare i casi con fenotipi tipici, con patogenesi trasversale ma attualmente le spiegazioni, anche se sempre più convincenti, restano ancora teorie e l’eziologia dell’autismo incerta.

CONTRIBUTI DELLA RICERCA

  • La Teoria della Mente, cioè la capacità degli individui di rappresentarsi gli stati mentali altrui e fare inferenze sull'altro e le Teorie socio-affettive, secondo cui l'essere umano è predisposto per interagire con l'altro, cercano di spiegare questa patologia come un’innata incapacità, biologicamente determinata, di interagire emozionalmente con l'altro. A seguito degli studi svolti negli Anni ‘80, il gruppo di Uta Frith (Baron-Cohen, Leslie, Frith, 1985) ha spiegato l'autismo come deficit nella teoria della mente. Effettivamente il modulo cerebrale relativo alla Teoria della Mente compare e matura entro i 4 anni, ma l'autismo compare prima dei 4 anni.
  • Genetica: non è stato identificato un gene specifico, è una condizione multifattoriale con più geni coinvolti; per questo motivo, non c'è un bambino autistico uguale all'altro.

Spesso è presente un disturbo del sonno importante, con calo di melatonina, legato a un gene specifico; più geni con effetti diversi sono inseriti in un unico processo, cioè lo sviluppo cerebrale.

  • Neuroscienze: autismo come risultato della combinazione di fattori esogeni ed endogeni; si cerca la relazione tra disturbo dello sviluppo e anomalie del funzionamento cerebrale.

Si è notato che questi soggetti hanno risposte anomale a stimoli, con problemi di processazione degli stimoli, per esempio:

  • udito: risposta particolare agli stimoli sonori, con problemi di attivazione della circonvoluzione temporale;
  • vista: con la tecnica dell'eye tracking, si vede se fissano gli occhi e bocca dell'altro; spesso i soggetti autistici, fissano la bocca.
  • Percezione dei cambiamenti: ipersensibilità clinica e cerebrale al cambiamento (corteccia del cingolo);
  • percezione del movimento: discreta o assente;
  • problemi di integrazione percettiva e motoria: ruolo cruciale nella costruzione dell'intersoggettività.

Per una prognosi migliore, sarebbe auspicabile che i soggetti affetti da autismo ricevessero una diagnosi precoce, prima del compimento del terzo anno di età in modo da poter iniziare il prima possibile il trattamento con le tecniche adeguate a garantire loro il massimo livello di autonomia permesso ed una buona qualità della vita. I neuropsichiatri, inoltre, raccomandano un trattamento psicoterapeutico anche alle famiglie, sulle quali spesso ricade un forte carico di stress e di impegno per potersi prendere cura del loro bambino.
La ricerca che si è svolta negli anni e l’attenta osservazione di questi soggetti, infatti, ha permesso alla clinica di approntare diverse tecniche atte a favorire il loro inserimento sociale:

A) Evolutive (per far emergere una competenza)

  • DIR: sviluppato da Greenspan e Wieder, si basa sull'identificazione del livello di sviluppo funzionale ed emotivo del bambino, sulla base delle differenze individuali.
  • TED: precise sequenze di terapia, è un lavoro sulle funzioni psicofisiologiche, indicato per bambini piccoli: si abilitano le funzioni, non si insegnano. La terapia viene svolta 2 volte la settimana, con 2 terapisti che si alternano.
  • DENVER MODEL: sviluppato da Saly Rogers, si basa sui principi dell'ABA.
  • TERAPIA PSICOMOTORIA: viene sottolineata l'importanza di seguire le normali tappe dello sviluppo; la motivazione è il movente positivo dell'apprendimento, con un ampio ventaglio di interventi; si lavora su intenzioni, partecipazione, propositività e motivazione.

L’obiettivo è aumentare la capacità di contatto con gli altri. L'apprendimento è basato su acquisizioni libere e non sul rinforzo: il bambino viene inserito in un ambiente tranquillo e privo di stimoli (stanza con tavolino e nessun altro stimolo).

B) Comportamentali (per insegnare una competenza)

  • TEACCH: in questa tecnica è fondamentale l’adattamento dell'ambiente al bambino in base alle sue specifiche caratteristiche. Si basa sul potenziamento delle sue capacità.
  • ABA: il metodo ABA è la tecnica più utilizzata, quella di Loovas è più tradizionale, quella

di Prizant e wetherby è neocomportamentale. E’ l’acronimo di Applied Behavior Analysis (Analisi Comportamentale Applicata) e deriva dalla scienza di base conosciuta come Analisi del Comportamento (Skinner, 1953).

  • PECS: (Picture Exchange Communication System) , come dice il suo nome si tratta di una tecnica comunicativa che utilizza lo scambio di immagini. Lo scopo è la comunicazione alternativa aumentativa.

È solo sulla base di un'attenta valutazione delle caratteristiche del singolo soggetto che si può scegliere il miglior trattamento possibile. E’ sempre importante ricordare, infatti, che quando il soggetto o la sua famiglia vengono a chiedere aiuto, per prima cosa dobbiamo guardare la persona, la sua unicità e le sue caratteristiche; solo dopo aver conosciuto la persona, osserveremo la sua patologia ed il modo unico che ha di intrecciarsi con la personalità del nostro paziente.


BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association, Developmental and Statistical Manual of Mental Disorders, Washington DC, tr. It,, Manuale Diagnostico e Statistico dei Diturbi Mentali (DSM-V), Masson, Milano, 2013

  • World Healt Organization (WHO, 1992) The ICD 10 classification of mental and behavioural disoders. Clinical descriptions and diagnostic guidelines. WHO, Ginevra. Tr. it. ICD 10 Decima revisione della classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali, D. Kemali, M. Maj, F. Capatano, S. Labrace, L. Magliano (a cura di), Masson, Milano, 1993

  • Ballerini A., Barale F., Gallese V. & Ucelli S. (2006) Autismo: l’umanità nascosta, Einaudi, Torino

  • Baron - Cohen S. (1997) L'autismo e la lettura della ment, Astrolabio, Roma

  • Baron - Cohen S. & Bolton P. (1998) Autismo: la conoscenza del problema, Phoenix, Roma

  • Frith U. (1996) L'autismo: spiegazione di un enigma, Laterza, Bari


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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