Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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Fame e emozioni

Uno degli aspetti più difficili quando si vuole regolare l’alimentazione, è quello psicologico: sia che si decida di prendere qualche “forma” in più (e quindi aumentare il peso), sia che si decida (più frequentemente) di perdere qualche chilo di troppo aggiunto durante l’inverno, molto spesso la motivazione e le pressioni emotive riescono a boicottare questo nostro progetto e ci ritroviamo all’improvviso sopraffatti da una fame apparentemente insaziabile o privi del tutto di appetito di fronte a qualsiasi sciccheria vi sia in tavola.

Infatti alcune volte ci ritroviamo ad aver mangiato qualcosa senza neanche essercene accorti, quasi come un gesto abituale, altre volte sentiamo di aver bisogno di una gratificazione per qualcosa di brutto che ci è successo durante la giornata, magari al lavoro o con i figli, il partner; altre volte ancora sentiamo una noia talmente opprimente da “dover” fare qualcosa e quindi in maniera quasi automatica andiamo in cucina. In seguito ad uno di questi cedimenti, inoltre, cadiamo nella trappola del “fallimento” con pensieri di rinuncia ai nostri obiettivi tipo: “Tanto non ce la farò mai”, “Ecco, ancora una volta non ho mantenuto il mio proposito”, “Ormai ho rovinato tutto, tanto vale farsi una bella mangiata!” … Sappiamo tutti che l’insuccesso è il peggior nemico della motivazione.

La buona notizia è che esistono dei modi per poter reagire a queste situazioni e provare a mantenersi saldi verso la propria meta. Il primo modo è quello di essere flessibili con noi stessi. Se questo vale per tutte le decisioni, a maggior ragione è importante nell’ambito della nostra nutrizione: diete troppo rigide possono essere dannose per la salute (è sempre meglio consultare uno specialista che valuterà il nostro stato attuale prima di qualsiasi prescrizione); inoltre è improbabile che si possa mantenere a lungo un regime eccessivamente restrittivo, con una conseguente rottura degli argini ed un “dilagamento” fuori controllo e terribili sensi di colpa seguiti da nuove drastiche ed inutili azioni di compensazione. Perciò il comportamento più funzionale al mantenimento o al raggiungimento della nostra forma fisica ideale, sarà quello dell’”auto-osservazione”. La capacità di osservarsi quando si desidera mangiare qualcosa di goloso, infatti, permette di prendere tempo di fronte all’azione, non solo evitando di compiere gesti impulsivi ma riconoscendo, al contrario, che l’azione sarebbe solo una “copertura” di un senso di insoddisfazione per dei fatti che sono indipendenti dalla fame, fatti che sono avvenuti nel corso della giornata. Riuscire ad osservare cosa accade dentro la nostra mente come se dentro di noi ci fossero tre persone, un giudice severo, un bambino impulsivo ed un adulto razionale,  ci aiuta a fare una scelta matura, cioè libera dal rigore che non perdona le nostre naturali inclinazioni e dall’emotività soverchiante che in alcuni casi confonde la nostra ragione: questo atteggiamento flessibile, né eccessivamente permissivo né troppo severo, guidato dall’antico buon senso dei Romani (“In medio stat virtus”) mi permetterà alcune volte di poter “deviare” e vivere con piacere un momento di convivialità, altre volte, invece, mi suggerirà, di mantenere la strada in quanto non giudico l’occasione così importante da farmi prendere una svolta. Quello che aiuta la motivazione, però, è sapere di avere la libertà di poter scegliere diversamente la prossima volta. In questo modo, avendo agito razionalmente e non impulsivamente e avendo scelto liberamente come comportarmi, se avrò optato per la rinuncia, sarò fiera di me per la fermezza del mio proposito e sentirò solo minimamente la mancanza della leccornia; se invece avrò deciso che posso concedermi un extra, allora saprò che si è trattato di una scelta libera e quindi riuscirò realmente a godere del piacere del cibo senza sentirmi atterrita dalle accuse di quel terribile giudice interiore che qualche volta siamo noi con noi stessi, ma soprattutto sapendo che una tale scelta è limitata a questa determinata situazione e non ha alcun significato nel mantenimento futuro del mio obiettivo.

Un ulteriore modo per gestire l’emotività che incombe sul nostro appetito, e quindi su un pasto sereno, è l’utilizzo della mindfulness: questa tecnica si ispira alla meditazione indiana vipassana ma è stata riadattata dalla psicologia per essere utilizzata in vari ambiti terapeutici, spesso relativi al controllo dell’impulsività. La parola “mindfulness” non ha una traduzione precisa nella lingua italiana, ma generalmente viene tradotta con il termine “consapevolezza”. La mindfulness, infatti, insegna all’individuo a concentrarsi sul momento presente, vivendo completamente tutte le sensazioni di tutti e cinque i sensi in ogni preciso istante. Una tale attenzione al momento presente, naturalmente, spegne il continuo chiacchiericcio della mente lasciando uno spazio di silenzio e di concentrazione sul proprio respiro, azione che ci radica profondamente all’istante attuale e calma le emozioni permettendo loro di attraversarci senza giudicarle, senza cercare di evitarle e senza trattenerle. Le notiamo dentro di noi dal loro insorgere, le seguiamo nel loro manifestarsi in parte cognitivo ed in parte corporeo e poi lasciamo che pensieri e stati d’animo passino per lasciarci di nuovo nella calma del nostro silenzio interiore … In questo modo l’esperienza della “fame nervosa”, sia essa dovuta a rabbia, frustrazione o noia, diviene un fenomeno psico-fisico che osserveremo con curiosità, senza la fretta di volercene liberare e senza dover agire per “spegnere” il bisogno ma semplicemente accettandolo e lasciandolo passare.


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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