Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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Breve storia dell’isteria

Lo studio del trauma e delle sue conseguenze sulla personalità del soggetto ha seguito fasi alterne: periodi di grande interesse si sono alternati a periodi in cui il trauma veniva quasi dimenticato. Judith Lewis Herman sostiene che questa dimenticanza che a tratti si diffonde nelle ricerche sul trauma sia dovuta ad una sorta di negazione collettiva in quanto il trauma è il racconto di un’esperienza talmente orribile da essere insopportabile anche per la collettività e non solo per il soggetto. Anche i testimoni, infatti, sono tenuti a prendere una posizione rispetto all’accaduto ma molto spesso è arduo  empatizzare con la persona che ha subito il trauma, pertanto si tende a minimizzarlo, negarlo o rimuoverlo cercando di dimenticarlo in fretta.

Una delle primissime volte in cui si parlò di trauma in psicologia fu attraverso lo studio dell’isteria, la malattia per antonomasia delle donne. L’attenzione all’isteria sorse soprattutto negli ultimi vent’anni del XIX secolo: prima di questo periodo, infatti, essa era stata poco studiata ed approfondita. I medici del XIX secolo avevano cercato di legare l’isteria all’utero rifacendosi agli antichi scritti dei Greci (ystera, dal greco, infatti, significa appunto utero), facendo in particolare riferimento alla malattia del cosiddetto utero vagante, secondo cui l’utero vagava, appunto, nel corpo della donna provocando ora uno ora l’altro sintomo. Il primo grande studioso dell’isteria fu il famosissimo neurologo francese Jean-Martin Charcot. Egli esercitò la sua professione alla Salpetriere, un ricovero per gente emarginata come mendicanti, malfattori, prostitute e malati mentali che egli trasformò in complesso ospedaliero per le malattie mentali. La Salpetriere divenne un tempio per la neurologia e la psichiatria ed i più grandi nomi dell’epoca andarono a studiare presso di lui. Fra questi ricordiamo: Pierre Janet, William James e Sigmund Freud. Lo studio dell’isteria ebbe una grandissima diffusione a Parigi ed in tutta l’Europa della fine dell’Ottocento, anche grazie alle famose Lezioni del martedì tenute dallo stesso Charcot. Queste erano esibizioni quasi teatrali a cui partecipavano tutte le personalità di Parigi. In queste lezioni il neurologo dava delle dimostrazioni circa le sue scoperte sull’isteria esibendo su un palco allestito per l’occasione i sintomi delle sue pazienti. La risonanza di questi eventi era tale che alcune delle donne ricoverate acquisirono addirittura una certa fama. Ciò che oggi appare più lontano dalla nostra sensibilità è il disinteresse totale che mostra Charcot nei confronti della vita privata e interiore delle sue pazienti. Per queste ragioni Charcot è stato successivamente criticato: l’esibizione del dolore di donne che avevano subito una vita di continue violenze e umiliazioni per avvalorare le proprie teorie appare oggi inaccettabile, ma non bisogna dimenticare che prima degli studi alla Salpetriere, le isteriche non erano mai state prese in considerazione come pazienti, al pari degli altri, bisognose di cure ma erano sempre state trattate come delle finte malate che tentavano di attirare l’attenzione i cui casi potevano riguardare al massimo i guaritori. Gli studi di Charcot sull’isteria, che egli chiamò La Grande Nevrosi, quindi, servirono a sottolineare l’obiettività dei fenomeni isterici attraverso la scoperta di caratteristiche che accomunassero le pazienti in modo da poter classificare questa malattia. Charcot, a questo proposito, ci ha lasciato una grande quantità di appunti, disegni e fotografie che ritraggono le sue pazienti malate di Grande Nevrosi. Fra i sintomi più ricorrenti, egli riconobbe: le paralisi motorie, la perdita di sensibilità in alcune parti del corpo, le convulsioni, alcune forme di amnesia. Egli dimostrò che tali manifestazioni erano di carattere psicologico perché potevano essere indotte attraverso l’ipnosi. Charcot, quindi, fu il primo studioso che riconobbe e classificò l’isteria come malattia psicologica, ma non riuscì o non si interessò alla formulazione di una teoria eziologica. Successivamente due suoi allievi, Janet a Parigi e Freud a Vienna, insieme all’amico e collega Joseph Breuer, si cimentarono, indipendentemente l’uno dall’altro, nella ricerca della causa di questi sintomi. Freud, nel 1896, pubblicò un’opera intitolata Etiologia dell’Isteria nella quale sosteneva che i sintomi isterici erano una reazione ad insopportabili eventi emotivi. Janet arrivò alla stessa conclusione indipendentemente dai medici viennesi e chiamò dissociazione lo stato di alterazione della coscienza delle pazienti in preda ai sintomi.

Il primo caso di isteria di cui ci parla Freud riguarda, paradossalmente, una paziente non sua ma del suo amico Breuer: il conosciuto caso di Anna O., ovvero Bertha Pappenheim, la donna che ha coniato il termine talking care (“cura attraverso la parola”). Freud, quindi, intuisce che alla base dei sintomi psicologici si trova molto spesso un trauma sessuale ma Breuer si dimostrò piuttosto scettico rispetto al ruolo della sessualità nell’origine dell’isteria. Infatti L’Etiologia dell’Isteria, volume apparso in piena epoca vittoriana, generò un tale scandalo nei suoi contemporanei da indurre i colleghi ad emarginare il grande medico viennese, tanto che egli ritrattò in parte le sue tesi allontanandosi, con le sue nuove teorie, sempre di più dagli studi sull’isteria. Il momento di svolta lo possiamo trovare nel famoso Caso di Dora: Dora fu l’ultima paziente isterica i cui racconti di seduzione infantile siano stati ascoltati e creduti da Freud; egli, però, non accolse le sue emozioni di umiliazione e vergogna e si mostrò più interessato alla ricerca di eventuali sentimenti di eccitazione sessuale e gelosia nei confronti del padre. Questa insistenza portò all’abbandono repentino dell’analisi da parte di Dora.

La nuova prospettiva freudiana, la psicoanalisi, stava nascendo sulle ceneri degli studi sul trauma e le esperienze precoci infantili raccontate dalle sue pazienti divennero ben presto i desideri rimossi e le fantasie inconsce su cui si edificò l’impianto psicoanalitico.

 


BIBLIOGRAFIA

  • J. L. Herman, Guarire dal trauma, Edizioni Ma. Gi., 2007
  • H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio. Storia della psichiatria psicodinamica, Bollati Boringhieri, 1980
  • S. Freud, Charcot, Il Notes Magico, 2012
  • A. Civita (a cura di), J. M. Charcot, Lezioni alla Salpetriere, Guerini e Associati, 2005
  • G. Didi-Huberman, L’invenzione dell’isteria. Charcot e l’iconografia fotografica della Salpetriere, Marietti, 2008

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
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