Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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La vera forza

Sentirsi forti è una sensazione esaltante per tutti. Spesso, però, questa forza ci viene dalla rabbia, l’emozione che più di tutte è connessa alla dignità. La rabbia è un’emozione che fa paura a molti: questo per la confusione che molto spesso si crea fra rabbia e violenza.

In realtà si tratta di due comportamenti completamente diversi: la rabbia può degenerare nella violenza, ma non è detto che ciò debba avvenire. La rabbia è un’emozione diffusa in tutti gli animali e proprio per questo è da considerarsi naturale e sana; questo perché, anche dal punto di vista evolutivo, questa emozione porta con sé alcuni innegabili vantaggi: prima di tutto ci serve per proteggerci; inoltre, attraverso questa emozione possiamo difendere i più deboli; ancora, riusciamo a porre dei limiti a chi vuole calpestare i nostri diritti; infine, quando la rabbia si trasforma in grinta, essa ci aiuta a perseguire i nostri obiettivi.

In questo senso ciò che diventa condannabile non è l’emozione della rabbia in sé, piuttosto il comportamento violento: esso è distruttivo, volto a far del male o danneggiare qualcuno, al limite anche se stessi. La rabbia può diventare una forza che costruisce: difende i territori, crea nuovi ambienti aiutandoci ad affrontare la fatica, pone dei limiti all’invasione da parte degli estranei; la violenza rompe, cancella, calpesta.

La forza della rabbia è vita, conquista, slancio coraggioso; la violenza è morte. La rabbia può proteggere, la violenza attacca e umilia. La grinta che ci deriva dalla rabbia sopporta il dolore fisico e l’angoscia psicologica, consapevole che qualsiasi fase della propria esistenza è destinata a passare. E per questo vince. La violenza è intolleranza, reazione impulsiva continua, volta a sopprimere un disagio che ritorna sempre e perciò si ritrova arrotolata su se stessa senza riuscire a raggiungere uno stato di calma; quindi perde.

C’è una rabbia creativa che ci dà la forza per fare le cose e sopportare la fatica e c’è una rabbia sana, necessaria in alcune situazioni, come nel caso in cui si rimprovera un amico per un comportamento che gli nuoce o si difende una persona fragile da un gesto di arroganza.

La persona che nega ogni forma di rabbia, nega anche la propria difesa, l’affermazione del sé e della propria identità: la rabbia, infatti, segnala all’altro i limiti del suo comportamento che si è disposti a tollerare. Inoltre la repressione costante della rabbia rischia di generare un ideale del sé utopistico ed irraggiungibile in cui l’individuo ambisce ad essere privo di qualsiasi forma di rabbia e per questo blocca tutte le proprie emozioni che sono emozioni normali e in questo modo limita a se stesso la possibilità di vivere gli aspetti più intensi dell’esistenza, spesso scoprendosi del tutto “anestetizzato” verso le emozioni o riconoscendo un “blocco” nel viverle autenticamente.

Ma la rabbia può anche degenerare nella violenza. Riconoscere, quindi, le proprie emozioni ed i propri sentimenti e parlarne è il primo passo per riuscire a gestirli. Infatti, il riconoscimento della rabbia come una parte normale e sana della psiche, utilizzabile anche come risorsa costruttiva, non significa legittimare la violenza perché rabbia e violenza non sono sinonimi.

La violenza, infatti, è uno degli eccessi possibili della rabbia, ma questa emozione può essere incanalata positivamente attraverso diversi modi: il primo è quello, quando ci è possibile, di allontanarci dalla situazione che provoca pensieri rabbiosi; una passeggiata o semplicemente l’allontanamento fisico permettono al nostro fuoco interiore di spegnersi senza degenerare in un incendio. Dovremo, inoltre, cercare di gestire il rimuginio centrato sull’accaduto attraverso le tecniche di acquisizione della consapevolezza o di concentrazione sul respiro che possiamo apprendere consultando uno specialista.

Un altro modo per gestire la propria rabbia è trasformarla in grinta, in energia costruttiva, impegnandoci in attività che richiedano impegno e concentrazione, come uno sport o un lavoro in giardino. Possiamo anche descrivere in un diario l’evento: l’impegno della parte razionale richiesto dalla scrittura, infatti, aiuta a distaccarsi e a sentire la rabbia più distante.


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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