Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
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La Terapia Cognitivo Comportamentale

Quando proviamo un’emozione potente, spesso pensiamo che essa sia dovuta all’evento accaduto poco prima di provare quell’emozione. Per esempio: se sento di notte un rumore nel giardino e provo paura sono portata a pensare che la mia paura sia dovuta al rumore. In realtà non è esattamente così, perché, se da un lato è vero che la mia emozione è connessa con l’evento, non è però direttamente collegabile con esso. Infatti fra quanto accade e la mia emozione, si trova generalmente un pensiero, rapido, spesso irrazionale, difficile da cogliere quando si presenta; gli psicologi cognitivisti chiamano questo tipo di pensiero “PENSIERO AUTOMATICO”. Questi non sono solo stringhe linguistiche ma anche immagini che si collocano fra l’evento e l’emozione. Riprendendo l’esempio, infatti, sentendo un rumore durante la notte potrò pensare che si tratti di un ladro, nel qual caso l’emozione sarà probabilmente di paura, oppure potrei pensare che è il gatto che sta passeggiando, provando di conseguenza, un’emozione diversa.

Alla nascita del cognitivismo clinico si pensava che la cognizione (il pensiero o l’immagine associata ad un evento) determinasse l’emozione, ora sappiamo che questo processo è anche inverso. Infatti le emozioni determinano un pensiero emozionale, cioè per il soggetto è molto difficile uscire dal circolo che si crea, in quanto l’emozione attiva un certo il tipo di pensiero, immagine, ricordo congruenti con l’emozione iniziale rafforzando lo stato d’animo: quindi i due aspetti hanno influenza reciproca. Uno degli scopi della psicoterapia è quello di rendere il paziente consapevole di questi pensieri automatici: essi, infatti, sono espressioni di schemi o convinzioni profondi delle persone, che determinano le regole di inferenza nel senso che attribuiscono agli eventi significati che hanno una pesante ricaduta sul sé della persona stessa. Per esempio: se sentendo un rumore mi sento sempre in pericolo e comincio a ricordare tutti i film o i racconti sui personaggi spaventosi che conosco, la conseguenza sarà che avrò la sensazione di vivere in un mondo pieno di pericoli. Se invece di fronte allo stesso rumore penso al mio solito gatto, anche i pensieri collegati al mio umore mi riporteranno a situazioni tranquille e avrò la sensazione di trovarmi in un mondo sicuro. Sulla base di queste credenze profonde che riguardano il sé, gli altri ed il mondo, costruiamo le nostre strategie per raggiungere i nostri scopi.

L’insieme di tutti questi aspetti, cioè delle nostre credenze, dei significati che diamo agli eventi che ci accadono, dei nostri obiettivi e delle strategie che mettiamo in atto per raggiungerli, vengono chiamati “SCHEMI”. Essi sono profondamente radicati in noi e centrali nella strutturazione della nostra personalità. Sono difficili da portare alla consapevolezza e da modificare. Sono composti da regole di inferenza (Se … allora: se il mondo è un posto pericoloso, allora devo essere sempre in allerta) e dalle convinzioni personali. Questi schemi tendono ad automantenersi in maniera talvolta disfunzionale, infatti la nostra mente è portata a ricercare le conferme delle nostre teorie più che la loro falsificazione. Ma, come è esperienza comune, sappiamo bene che se cerchiamo prove a favore di una nostra convinzione, riusciremo sicuramente a trovarne qualcuna. Perciò, per uscire da questa modalità ricorsiva, bisognerebbe cercare le prove che disconfermano le mie credenze: a questo punto, anche una sola prova contraria sarebbe sufficiente a farci abbandonare la teoria, ma questo non viene fatto quasi mai. Se per esempio una persona crede di non piacere agli altri, entrando in un nuovo gruppo starà in disparte e magari per timidezza non parteciperà alle attività, pensando che gli altri non siano interessati al suo intervento. Naturalmente, però, in questo modo, non otterrà nessuna attenzione dagli altri e si convincerà sempre di più di non essere interessante. Questo circolo che si viene a creare viene chiamato “autoinvalidazione ricorsiva”.

Infatti, le credenze sono coerenti in un sistema, e provengono dai nostri apprendimenti passati, cioè dalla nostra biografia. Per questa ragione essi spesso sono rigidi e pervasivi e possono interferire con la serenità della nostra vita. Pensieri automatici e schemi in generale rientrano nella formazione della personalità di tutti, la differenza sta nel grado di flessibilità di queste organizzazioni: se sono flessibili, allora sarà facile per il soggetto modificarle accogliendo nuovi eventi in contrasto con la struttura originale. Ma se, invece, sono troppo rigidi, allora quando accade qualcosa che non è riconducibile agli schemi del soggetto, questo si disorienta e si confonde non riuscendo più a dare un significato a quanto sta accadendo e dando luogo qualche volta ad una patologia psicologica. Infatti ogni disturbo si configura con diversi tipi di schemi: tanto più le mie convinzioni sono rigide o credute come vere, tanto più mi impediranno di raggiungere i miei scopi e mi influenzeranno leggendo la reazione emotiva conseguente come un ulteriore invalidazione e quindi ulteriore sofferenza. Questi circoli viziosi spesso sono procurati da distorsioni personali nell’interpretazione di ciò che è accaduto, cioè dalla focalizzazione su un solo aspetto tra tanti che trasmette negatività, confermando le proprie credenze o dalla sopravvalutazione del rischio: la probabilità che accada qualcosa di brutto è stimata più alta di quanto non sia. Perciò i sintomi hanno la caratteristica dell’ automantenimento e in parte derivano dalla nostra storia personale.

Scopo della terapia, quindi, è quello di aiutare il paziente ad accettare e modulare le emozioni e a sviluppare la metacognizione, cioè una maggiore consapevolezza verso la propria storia ed in questo modo sviluppare sistemi più flessibili e articolati.

Naturalmente, gli obiettivi della terapia si ottengono solo in una relazione positiva e significativa fra paziente e terapeuta.


Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti
Psicologa Psicoterapeuta a Perugia

Dott.ssa Sveva Giribaldi Laurenti Psicologa Psicoterapeuta
Perugia

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Umbria n. 856
Laurea in Psicologia Clinica - Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale
P.I. 03137660548

 

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